Ambasciatore somalo “Totò truffa” mette in affitto la sede in via Villini

Ambasciatore somalo "Totò truffa"  mette in affitto la sede in via Villini

La ex sede della Ambasciata somala a Roma, in via dei Villini

Lo stabile al Nomentano, chiuso due anni fa dopo una violenza sessuale, sarebbe stato concesso in locazione per 18 anni ad una società italiana che si occupa di turismo. Ad avvallare il tutto l’ambasciatore somalo in Italia, Nur Hassan Hussein

L’ambasciata somala a Roma come la Fontana di Trevi. Con l’ambasciatore di Mogadiscio che prova a emulare “Totò truffa”, che più di 50 anni fa tentava di vendere uno dei simboli della capitale ad un ingenuo italo-americano.

Questa volta però, stando alla denuncia presentata da due associazioni italo-somale, la realtà sembra aver superato la fantasia: la sede diplomatica del Nomentano, da anni in stato di abbandono, sarebbe infatti stata concessa in locazione ad una società italiana che si occupa di turismo. E ad avallare il contratto multimilionario sarebbe stato proprio Nur Hassan Hussein l’ambasciatore somalo in Italia.

Il diplomatico, come tutti i suoi omologhi, non ha alcun potere di affittare l’ambasciata di cui ha la mera custodia e la cui proprietà appartiene allo Stato somalo. Hussein  secondo i suoi legali Douglas Duale e Maurizio Calò non avrebbe dato alcun via libera al contratto.

Venerdì pomeriggio, tuttavia, “alcuni sconosciuti” si sono presentati davanti alla sede diplomatica di via dei Villini, cercando di “rompere il lucchetto” dei cancelli d’ingresso per “dare inizio ai lavori di ristrutturazione”.

Un gruppo di somali residenti in Italia e membri delle associazioni Ancis (Associazione nazionale della Comunità italo-somala) e Migrare, già allertati nelle ore precedenti, ha bloccato gli operai, denunciando immediatamente il fatto.

Nel documento si spiega che Hussein avrebbe “concesso in locazione per 18 anni lo stabile”, provocando la “perdita della sua extraterritorialità e modificando la sua destinazione d’uso”. Il tutto “in assenza di una delibera” del ministero delle Finanze somalo, come confermato nella denuncia, inviata alla Procura, al municipio II del Comune di Roma, al Campidoglio e al Servizio Affari giuridici della Farnesina.

L’ambasciata di via dei Villini, una delle zone più esclusive di Roma, fu chiusa nel 1991 (i suoi uffici furono trasferiti in via dei Gracchi) dopo la caduta di Siad Barre e da allora è precipitata in uno stato di degrado, diventando un rifugio-dormitorio per stranieri. Nel febbraio 2011 l’edificio balzò alle cronache quando una ventenne, attirata nello stabile, subì una violenza sessuale da due somali che lì risiedevano.L’ex ambasciata fu sgomberata e il suo ingresso murato, per evitare nuove occupazioni.

L’ambasciatore, interpellato sul fatto ha “spiegato di trovarsi all’estero e che tornerà in Italia solo fra 5 giorni”, ha sottolineato Shukri Said, portavoce di Migrare. Ma nel frattempo, l’ipotesi che la sede diplomatica possa trasformarsi in un albergo ha scatenato l’ira dei somali a Roma trovando vasta eco anche tra i media di Mogadiscio.

(18 novembre 2012)

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